La scuola non deve finire programmi che non esistono! Considerazioni da un confronto con Flavia Carlini
Il 4 giugno al Rondò dei Talenti di Cuneo, Flavia Carlini è stata ospite dell'evento, curato dalla Fondazione CRC, "Impegnati nei diritti - Cronache da una società indifferente", un confronto gratuito ed aperto a tutti, moderato dal referente della fondazione e con l'intervento di Costanza Gagliesi, ricercatrice dell'Università di Torino. Tra i temi trattati, i diritti, gli attuali sviluppi socio-politici nazionali ed internazionali, il mondo dell'informazione e la questione di genere.
Il dibattito ha coinvolto il mondo educativo. Le riflessioni del pubblico hanno chiamato in causa principalmente la famiglia e la scuola, quali principali istituzioni responsabili dell'educazione alla solidarietà, all'impegno civico, al rispetto della dignità umana e alla corretta informazione.
In merito alle nuove caratteristiche, al ruolo e al valore della famiglia odierna, le risposte di Flavia Carlini mi trovavano generalmente d'accordo. Sul mondo scolastico, invece, le nostre posizioni divergono.
Per contrastare la crescente disinformazione, l'apatia civile, la carenza di valori solidali e il dilagare di politiche autoritarie e repressive, secondo Carlini, la scuola deve fare un discorso educativo più completo in termini di conoscenze. I docenti di Storia dovrebbero affrontare più sinteticamente alcuni argomenti del biennio delle scuole secondarie di secondo grado (specialmente per quanto concerne la preistoria e la storia antica) ed ultimare i programmi scolastici, affrontando esaustivamente gli argomenti della storia contemporanea per sensibilizzare gli studenti a riflessioni critiche su temi attuali.
Non avendo avuto modo di intervenire, dati i numerosi interventi e l'impellenza di rientrare nei tempi previsti, argomenterò di seguito la mia posizione.
L'auspicio di Flavia Carlini non potrebbe trovare fondamento nel mondo della Scuola. Né normativamente né pedagogicamente. I programmi scolastici, infatti, non esistono più dal 1999. Il DPR n.275 ha sostituito ai programmi le Indicazioni Nazionali, finalizzate al raggiungimento di obiettivi minimi. In seguito, a partire dal 2004 (decreto legislativo n.59), si sono susseguiti decreti attuativi, circolari ministeriali, aggiornamenti e linee guide fino ai giorni nostri.
Pedagogicamente il programma non ha mai costituito il fondamento della scuola, neanche quando esisteva. La scuola è una istituzione educante e in quanto tale si deve preoccupare di e-ducere, guidare l'individuo verso la complicata strada dell'essere (umano). Inevitabilmente, l'itinerario verso l'essere è costituito da alcune importanti tappe conoscitive, le quali da sole non conducono, però, al traguardo. La conoscenza, infatti, non è automaticamente competenza. Come la letteratura pedagogica sostiene, per arrivare ad essere ci vogliono soprattutto capacità e abilità. In classe esse si traducono in tappe di discussione, riflessione, argomentazione. Se secondo Flavia Carlini, per vagliare il mondo che ci circonda, c'è bisogno di arrivare obbligatoriamente a temi d'attualità, secondo me oltre a non essere una "conditio sine qua non", rischia di essere inutilmente estenuante e pericolosamente fuorviante.
Fermo restando l'impossibilità pratica (anche per il più sofisticato, preciso e veloce sistema di intelligenza artificiale) di erogare tutta la mole di informazioni storiche, la pratica didattica insegna che è possibile imparare a riflettere in ottica asincrona. La questione di genere così, può passare per la condizione della donna in Egitto, a Sparta, ad Atene a Roma, considerando la visione che Dante ha di Beatrice, la storia di Giovanna d'Arco ecc. I bravi de "I Promessi Sposi" possono divenire spunto di riflessione per comprendere le relazioni di potere, nonché l'evoluzione della Mafia nel tempo e così per ogni nodo tematico ritenuto, dal docente, educativo.
Inseguire un programma che neanche esiste, dunque, significherebbe inseguire l'immanenza, dimenticando la missione principale alla quale sono chiamati i docenti: fornire agli alunni gli strumenti per la trascendenza. Ogni volta che, in qualità di docente, entro in classe non posso e non devo insegnare tutta la storia ai miei alunni. Ogni volta che, in qualità di docente, entro in classe posso e devo insegnare loro che le conoscenze, le competenze e le abilità, che ho scelto di sviluppare o consolidare insieme, sono solo chiavi per aprire le porte circostanti. Se, prima di uscire dalle loro vite, riuscirò anche a dimostrargli che si trattava solo di alcune chiavi per aprire alcune porte - circostanti, sottostanti o sovrastanti - allora avrò fatto l'unica cosa che il mio ufficio mi chiama a fare.
Mario Martino

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