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(Ri)educare all'adolescenza: a scuola con Inside Out 2!


Nel 2015 avevamo lasciato Riley Andersen a 12 anni, in California, finalmente adattata alla sua nuova vita e con l'Isola della Famiglia rinvigorita. La pluripremiata pellicola d'animazione (Oscar, Golden Globe e BAFTA) Inside Out, infatti, ci aveva raccontato le traversie di una Riley pre-adolescente, che a 11 anni era stata costretta a trasferirsi, a causa del lavoro del padre, dal Minnesota a San Francisco. Catapultata a circa 2.000 km dai suoi amici, a 30 ore d'auto dalla sua infanzia e senza la sua squadra d'hockey, Riley era delusa, priva di emotività e nostalgica. Delle cinque isole della sua personalità (Famiglia, Stupidera, Amicizia, Hockey e Onestà) erano rimaste solo macerie. Sul finale, però, Tristezza era intervenuta per impedire la fuga in autobus. Riley era ritornata a casa ed aveva confessato, in lacrime, ai genitori tutte le sue paure, le sue ansie e i suoi dubbi. Da quel momento l'isola della Famiglia aveva cominciato a ricostruirsi e Riley andava assumendo la consapevolezza di un nuovo inizio...

Ma d'improvviso un fulmine a ciel sereno! Poi un lunghissimo tuono e infine una eco interminabile. La pubertà e l'adolescenza irrompono nella nuova vita. Solo un anno dopo, davanti alle sue isole della personalità, l'orizzonte è di nuovo scuro e minaccioso. In Inside Out 2 Riley ha 13 anni e non può sapere che questa volta la tempesta sarà devastante. Dovrà imparare a convivere con le intemperie. La sua vita si regolerà sulle onde dell'eco di un boato inatteso. 

Kelsey Mann, al suo debutto alla regia, sceglie di far irrompere la pubertà nella vita di Riley alla vigilia di un appuntamento importante. Riley e le sue nuove amiche del liceo (Breee e Grace) sono state invitate al bootcamp estivo di hockey. L'occasione è ghiotta: le migliori entreranno nelle Firehawks, la squadra della scuola! Durante la notte che precede il fatidico appuntamento, una squadra di demolitori sopraggiunge di tutta forza nella mente di Riley. Le emozioni primarie (GioiaTristezzaPauraRabbia e Disgusto) sono a letto e nel quartiere generale della mente, i demolitori devastano la console e spediscono le promesse, i principi e i gusti personali nel buio del dimenticatoio. Il suono dell' "Allarme pubertà" risveglia le emozioni primarie quando è troppo tardi. La console è già aggiornata e al suo risveglio Riley dovrà cominciare a fare i conti con i nuovi protagonisti della sua vita  AnsiaInvidiaImbarazzo e Noia.

Se Gioia sostiene che Riley dovrebbe divertirsi al campo con le sue amiche, Ansia pretende che Riley ottenga ad ogni costo un posto in prima squadra e stringa amicizie più popolari e meglio spendibili. Mentre Tristezza invita a più riprese Riley a liberarsi in un pianto, Imbarazzo troverà sempre un modo per reprimerla. Di scelta in scelta, sulla scena compaiono, una dopo l'altra, le sfide della crescita, le crisi dell'adolescenza, i silenti e confusi gridi d'aiuto che nessuno sente. Sono i primi motivi invisibili per i quali alle isole della personalità viene chiesto di schierarsi a supporto. Ovviamente, a quest'altezza del film, le nuove emozioni avranno la meglio su quelle primarie: è la psicologia dello sviluppo e non fa eccezioni per nessuno, neanche per la nostra Riley. Così, le emozioni primarie sono prese in ostaggio, insieme ai segreti d'infanzia. Per Goia, Paura, Rabbia e Disgusto riprendere il controllo durante la pubertà sarà una sfida titanica, ma necessaria. Bisogna evitare, categoricamente, che la Riley che sarà resti bloccata, per sempre, nelle trappole adolescenziali (ansia,conformismo, aggressività, cambi d'umore, senso d'inferiorità rispetto ai coetanei e competitività). Gioia lo sa bene. Noi lo sappiamo bene. 

Quante volte, infatti, proprio come accade a Riley, è bastato che qualcuno, qualcosa o qualche idea, sfiorasse la nostra sensibilissima console per originare un turbinio d'ansia, un'esaltazione improvvisa, una rabbia violentissima, un pianto senza fine o tutto questo insieme? Quante volte ci succede ancora? Durante l'adolescenza le emozioni s'innovano e si acuiscono, i comandi della console si mescolano e diventano sensibili anche al più sottile pulviscolo di pensiero. Riprendere il controllo delle isole della propria personalità costituisce un'impresa dal cui esito può dipendere il resto della propria vita. 

Mann sviluppa finemente la narrazione (ri)educativa su due piani: espositivo e allegorico. 

Il piano espositivo consegna agli adolescenti (e ricorda agli adulti!) una intelligente immagine della pubertà e delle categorie universali in cui ognuno può inscrivere la propria particolareggiata adolescenza. La descrizione è fondata, coinvolgente ed essenziale. 

Il piano allegorico, invece, invita a considerare gli altri protagonisti della storia: gli adulti. La descrizione delle tappe di crescita, infatti, è rapportata all'influenza che l'istituzione sportiva (l'allenatrice della squadra di Hockey), l'istituzione familiare e istituzione social(e) hanno sulla vita di Riley.  

Se "nessun uomo è un'isola/completo in se stesso" (J.Donne), come potrebbe esserlo un adolescente? 

Sebbene possa risultare a se stesso e agli altri un'isola inesorabilmente alla deriva, l'adolescente, infatti, dipende dal suo arcipelago educativo e ne ha un vitale bisogno. Da dove viene quell'ansia volgare di mostrarsi, agli occhi della coach e delle Firehawks, migliori delle sue amiche a qualunque costo? Dal mare. Quell'ansia volgare, quella prima stortura biografica, quel cattivo esempio viene dal mare sociale del suoi arcipelago. Viene da quel carosello di arrivismo, che Mann lascia sfilare a più riprese nel film attraverso le proiezioni di Ansia e Invidia nelle officine della "Cineproduzioni Sogni" di una ragazza di 13 anni...

Conoscere il proprio valore e desiderare ardentemente di mostrarlo, realizzando se stessi, è un'onda bellissima da cavalcare, ci bisbiglia Mann. Desiderare ossessivamente di essere migliori degli altri fino a pretendere di esserlo a qualunque costo, però, è un'onda fatale, per sé e per gli altri. Nello spazio tra queste due onde si inserisce il monito del regista: qualcuno ha inquinato l'arcipelago di Riley. La società? La famiglia? La scuola? Lo Sport? 

Il film non ha risposto, ma noi possiamo comunque derivare la morale. A chi tocca spiegare a Riley la decisiva differenza tra l'autostima e l'egoismo? A chi tocca, con intelligenza, ottimismo e pazienza sorvegliare il mare? A tutte le isole del suo arcipelago! Insieme e possibilmente con la stessa determinazione. Tocca ai genitori, alla Scuola, all'allenatrice, alla società, ai Social. L'adolescente ha bisogno che tutte le istituzioni agiscano per il suo bene, suggerisce Mann. Non schierandosi a difesa, ma fornendogli tutti gli strumenti possibili per contrastare, studiare, conoscere e magari evitare le burrasche. 

Riuscire, col supporto del proprio arcipelago, a diventare un'isola caratteristica. 

Forse è questa la sfida di Riley, forse è questa la sfida dell'adolescenza.


Mario Martino




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