Passa ai contenuti principali

“Killers of the flower moon”, i fiori del male non sono figli della luna

 https://drive.google.com/uc?export=view&id=1sSsH5N354qGyjB88l1udPkD3_n7mhsi4


Ho guardato “Killers of the Flower moon” circa un mese fa, eppure gli argomenti che mi spingono a scriverne sono ancora vivissimi nella mia mente come cicatrici; ereditate dai vinti della storia…

È una trama semplice di una storia complessa quella della pellicola di Scorsese, il quale come suo solito (da Taxi Driver in poi) racconta nitidamente le elementari conseguenze di un dramma. 


Siamo in Oklhaoma nei ruggenti anni venti e i nativi Osage scoprono che il petrolio trabocca dalle loro Grandi Pianure. Nel giro di qualche anno diventano il popolo più ricco al mondo. Nel giro di qualche mese quello più asserragliato dalla legge e in men che non si dica quello su cui si riversa l’avidità americana


La modernità capitalistica annienta. Questa è una tesi sulla quale ci si ritrova a concordare dai tempi della rivoluzione industriale, ma l’esercizio di Scorsese è raccontarci tutti i territori di scontro: lingua, spiritualità, rapporto con la natura e dignità umana.


Il primo terreno di scontro è linguistico. Gli americani lo combattono con valanghe di rumori, fiumi di retorica, “parole da merlo”. Gli indiani lo combattono con la purezza dei suoni, con interminabili silenzi eloquenti. L’intento è chiaro: la lingua dell’onestà ha un repertorio essenziale, la lingua dell’imposizione ha un repertorio apparentemente infinito, realmente finitissimo. 


Siccome le parole ci rappresentato, lo scontro passa inevitabilmente sul terreno della spiritualità. Così, mentre i colonizzatori si purificano l’anima in iniziative di autoindulgenza collettiva, dando vita a rituali retorici di espiazione che poi si traducono sempre in donazioni in denaro; la spiritualità degli Osage è un ritualcollettivo, non di purificazione, ma di condivisione di valori comunitari e connessione con la natura.Così quando Ellie si ferma, rispettosa e silente, ad ascoltare il cielo piovere e tuonare, il suo civile marito americano non riesce a riempire il tempo ed è vinto dall’impazienza dell’agire, la smania del fare; mettendo alle strette sua moglie, immersa nell’esperienza dell’essere.


Dal momento che la spiritualità costituisce la dignità dell’individuo, il teatro di scontro si fa antropologico, profondamente umano. Lo scontro è tra vecchi imprenditori che lasciano la vita consigliando ai propri figli di lucrare sempre meglio e vecchi sradicati dalla loro tradizione e che in punto di morte non hanno nemmeno il “privilegio” di poter scegliere come e dove morire (è il caso della madre di Ellie).


La (poca) dignità passa anche dalla (mancata) responsabilità. Sul finale, i biondi conquistadores riscrivono una propria narrazione di errori necessari e giustificabili. Nessuna ammissione di colpa. Solo elegante vigliaccheria di brigata.

Cosa succede, però, quando la dignità deve fari i conti con i conti? Cosa succede quando all’interno della stessa brigata è il momento della spartizione del bottino? L’avidità genera invidia e l’invidia inizia a seminare vendetta e morte. Il nemico è interno e ben configurato. Ha un nome, un cognome e un portafogli che non deve mai essere più gonfio del proprio. 

Cosa succede, invece, quando la dignità deve fare i conti con l’assenza di conti? Cosa succede quando all’interno di un popolo, oltre al denaro, inizia a scarseggiare l’identità? Vendetta? No, giustizia! La sete di giustizia però può allucinare i cuori e trasformarsi in giustizialismo e vendetta. E’ il dramma degli Osage.

Il pericolo, a differenza di quanto accade nella bionda brigata, è esterno e soprattutto non è nemico “per qualche dollaro in più”, ma per ragioni assai più dignitose. L’esterno, tuttavia, è fatto di colonizzatori che ormai sono divenuti mariti, figli, nipoti…

Il bersaglio, così, si nasconde, si dilegua, si disperde. Non è più identificabile. Il bersaglio non c’è più, ma è ancora significativamente presente. Sempre di più!

“Un tempo, almeno, avevamo qualcuno con cui prendercela”, nella frase di uno dei rappresentanti dei saggi Osage c’è tutto il dramma di un popolo.


La giustizia non c’è, ma sul finale sembra intravedersi la speranza.

In una natura snaturata dalle industrie danzano in cerchio gli Osage, che a quel punto della Storia hanno perso tutto, tranne la solidarietà comunitaria. Tra molte rovine e pochi fiori i nativi sfoderano la lama della speranza ed incidono, senza far vittime, la Storia. La loro Storia.


-Mario Martino

Commenti

Post popolari in questo blog

“Esercizi di stile”, una gara di logo-rally

Non ha regole codificate. Il suo fine è sperimentare. La nuova sfida della rubrica “Esercizi di stile” è il logo-rally , l’esercizio 11 che ha impegnato Raymond Queneau. Nell’eserciziario dello scrittore francese si legge:  “ 11. Logo-rallye (Istruzioni: inserire nel racconto le parole dote, baionetta, nemico, cappella, atmosfera, Bastiglia, lettera) .  Un giorno mi trovavo sulla piattaforma di un autobus che faceva parte della dote comunale. C’era un giovanotto ridicolo, non perché portasse una baionetta, ma perché aveva l’aria di averla pur non avendola. All’improvviso, costui balza sul suo presunto nemico e lo accusa di comportarsi come non si dovrebbe in una cappella. E dopo aver reso l’atmosfera tesa, questo bischero va a sedersi. Lo reincontro due ore dopo, non lontano dalla Bastiglia, con un amico che gli consiglia di far aggiungere un bottone al suo soprabito. Consiglio che avrebbe potuto dargli anche per lettera. -Esercizi di stile, Raymond Queneau (trad. Umberto Eco...

La scuola non deve finire programmi che non esistono! Considerazioni da un confronto con Flavia Carlini

Il 4 giugno al Rondò dei Talenti di Cuneo, Flavia Carlini è stata ospite dell'evento, curato dalla Fondazione CRC,  "Impegnati nei diritti - Cronache da una società indifferente" , un confronto gratuito ed aperto a tutti, moderato dal referente della fondazione e con l'intervento di Costanza Gagliesi , ricercatrice dell'Università di Torino. Tra i temi trattati, i diritti, gli attuali sviluppi socio-politici nazionali ed internazionali, il mondo dell'informazione e la questione di genere.  Il dibattito ha coinvolto il mondo educativo. Le riflessioni del pubblico hanno chiamato in causa principalmente la famiglia e la scuola, quali principali istituzioni responsabili dell'educazione alla solidarietà, all'impegno civico, al rispetto della dignità umana e alla corretta informazione.  In merito alle nuove caratteristiche, al ruolo e al valore della famiglia odierna, le risposte di Flavia Carlini mi trovavano generalmente d'accordo. Sul mondo scolast...

(Ri)educare all'adolescenza: a scuola con Inside Out 2!

Nel 2015 avevamo lasciato Riley Andersen a 12 anni, in California, finalmente adattata alla sua nuova vita e con l'Isola della Famiglia rinvigorita. La pluripremiata pellicola d'animazione (Oscar, Golden Globe e BAFTA) Inside Out , infatti, ci aveva raccontato le traversie di una Riley pre-adolescente, che a 11 anni era stata costretta a trasferirsi, a causa del lavoro del padre, dal Minnesota a San Francisco. Catapultata a circa 2.000 km dai suoi amici, a 30 ore d'auto dalla sua infanzia e senza la sua squadra d'hockey, Riley era delusa, priva di emotività e nostalgica. Delle cinque isole della sua personalità (Famiglia, Stupidera, Amicizia, Hockey e Onestà) erano rimaste solo macerie. Sul finale, però, Tristezza era intervenuta per impedire la fuga in autobus. Riley era ritornata a casa ed aveva confessato, in lacrime, ai genitori tutte le sue paure, le sue ansie e i suoi dubbi. Da quel momento l'isola della Famiglia aveva cominciato a ricostruirsi e Riley andava ...