Passa ai contenuti principali

Da un nido sbagliato


Un nido, come natura insegna, è un ricovero di forme e dimensioni varie, costruito per covare e allevare. Covare, per noi uomini, non può evidentemente significare accovacciarsi sulle uova, ma significa comunque, come per gli uccelli, trasmettere quel calore necessario per lo sviluppo. Allevare, composto latino di ad- e lĕvare, significa tirar su, fornire tutto ciò che è necessario per crescere. S’intende, dunque, che un nido è indispensabile fino a quando non si impara a volare. Tuttavia, per imparare a volare, è necessario un periodo più o meno lungo di esercizio, fatto di paure, di entusiasmi, di incidenti e di fortune. Durante questo periodo continua ad essere, in modi diversi, indispensabile il nido, dove chi si occupa di noi ci cura e ci motiva in caso di caduta, ci mette in guardia dai pericoli dell’entusiasmo e dai rischi che derivano dall’eccessiva sicurezza. Non il cielo, ma il nido ci insegna davvero il volo. 

Una volta imparata l’arte del volo, il nido ci sta stretto. C’è troppo cielo per non partire e allora partiamo. Per motivi e necessità diverse, voliamo. Scopriamo nuovi pezzi di cielo, troviamo rifugio, amore o calore presso altri  nidi; talvolta scegliamo di covare e allevare (non per forza figli) presso nuovi nidi, col nostro nido addosso, dentro. Il nido, infatti, ognuno lo porta con se e, volente o nolente, lo mostra nelle caratteristiche, nelle tradizioni e nelle abitudini del suo volo. Il nido è troppo evidente. Il nido non si può nascondere. Mai. 

Se è vero che il nido, dopo aver imparato a volare, d’improvviso sta stretto; è altrettanto vero che dopo i primi entusiasmi o le prime necessità, alcuni uccelli, per una infinità di motivi, desiderano tornare. A poche ore dal mio ennesimo volo dal nido, avverto un inquieto vortice di sentimenti: rabbia, smarrimento, paura, ansia e dolore. Vorrei sentirmi libero di non partire, ma non lo sono. Non sono più libero di non volare ed anche questa è una forma di prigionia. 

Ora che sono padrone del volo, son rimasto schiavo dei venti. 

Ho visto un sacco di posti, fatto un cielo di incontri e goduto di un mare di nidi. Ho altri caldi e amorevoli nidi che mi aspettano e mi aspetteranno, ma adesso, è solo nel mio nido che vorrei poter rimanere, tra i miei alberi, accanto alla mia famiglia, in mezzo ai miei amici e potermi godere tutti i miei affetti (alcuni ora così precari che non so se potrò godermeli al prossimo rientro). 

Vorrei poter restare, con tutto me stesso. Oggi non desidero altro. 

No, non c’è nulla di encomiabile nella mia volontà, niente di ammirevole nei miei ritorni; niente di logico nei miei voli. 

Non esiste niente di romantico nel mio dramma. Sono solo un uccello ferito, non il solo, non il primo, non l’ultimo; sotto i raggi scuri di un Mezzogiorno sbagliato. 

Oggi c’è il suono di sempre  nel vento, il suono di quando mi allontano. Un suono che bisbiglia “ti odio” e urla “ti amo”…


Mario Martino

Commenti

Post popolari in questo blog

Da Ceppaloni alla Palestina: il cuore dell'Intercolline batte per i bambini di Shatila.

"Ogni essere umano ha il diritto fondamentale all'educazione fisica, all'attività fisica e allo sport, senza discriminazione sulla base di origine etnica, genere, orientamento sessuale, lingua, religione, opinione politica o di altra natura, origine nazionale o sociale, economica o qualsiasi altra base". II primo articolo della Carta Internazionale dello Sport varata dall'UNESCO, alla luce del genocidio impunito di Israele ai danni del popolo palestinese, suona come un monito per le Nazioni e un'utopia per migliaia di bambini e bambine. Ma a Shatila , nel campo profughi palestinese di Beirut, in Libano , esiste ancora uno spazio per la speranza: il Palestine Youth Center. Dal 1997, grazie all'aiuto di numerosi volontari, il centro sportivo riesce, nonostante le numerose difficoltà, a garantire ai profughi palestinesi l'accesso ad attività di calcio, boxe e basket. Tra le pagine dell'albo del PYC c'è anche l'Italia. Quest'anno dal 12 a...

“Esercizi di stile”, una gara di logo-rally

Non ha regole codificate. Il suo fine è sperimentare. La nuova sfida della rubrica “Esercizi di stile” è il logo-rally , l’esercizio 11 che ha impegnato Raymond Queneau. Nell’eserciziario dello scrittore francese si legge:  “ 11. Logo-rallye (Istruzioni: inserire nel racconto le parole dote, baionetta, nemico, cappella, atmosfera, Bastiglia, lettera) .  Un giorno mi trovavo sulla piattaforma di un autobus che faceva parte della dote comunale. C’era un giovanotto ridicolo, non perché portasse una baionetta, ma perché aveva l’aria di averla pur non avendola. All’improvviso, costui balza sul suo presunto nemico e lo accusa di comportarsi come non si dovrebbe in una cappella. E dopo aver reso l’atmosfera tesa, questo bischero va a sedersi. Lo reincontro due ore dopo, non lontano dalla Bastiglia, con un amico che gli consiglia di far aggiungere un bottone al suo soprabito. Consiglio che avrebbe potuto dargli anche per lettera. -Esercizi di stile, Raymond Queneau (trad. Umberto Eco...

La scuola non deve finire programmi che non esistono! Considerazioni da un confronto con Flavia Carlini

Il 4 giugno al Rondò dei Talenti di Cuneo, Flavia Carlini è stata ospite dell'evento, curato dalla Fondazione CRC,  "Impegnati nei diritti - Cronache da una società indifferente" , un confronto gratuito ed aperto a tutti, moderato dal referente della fondazione e con l'intervento di Costanza Gagliesi , ricercatrice dell'Università di Torino. Tra i temi trattati, i diritti, gli attuali sviluppi socio-politici nazionali ed internazionali, il mondo dell'informazione e la questione di genere.  Il dibattito ha coinvolto il mondo educativo. Le riflessioni del pubblico hanno chiamato in causa principalmente la famiglia e la scuola, quali principali istituzioni responsabili dell'educazione alla solidarietà, all'impegno civico, al rispetto della dignità umana e alla corretta informazione.  In merito alle nuove caratteristiche, al ruolo e al valore della famiglia odierna, le risposte di Flavia Carlini mi trovavano generalmente d'accordo. Sul mondo scolast...